Cos’è la salute? Parlare di salute è un argomento fortemente politico, non solo per la sua dimensione tecnico - organizzativa, ma soprattutto per le sue ricadute sociali...

Cos’è la salute? Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, Dichiarazione Mondiale sulla salute, 1998) non è semplicemente assenza di malattie o infermità ma uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale. Questa definizione lascia margine a qualche perplessità. Se totale implica completezza, è realmente possibile uno stato totale di benessere?  

Ma, procediamo con ordine facendo un passo semantico indietro: cos’è il benessere? Sempre l’OMS lo definisce come lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società. Quindi, secondo questa definizione, la salute si raggiunge (?) quando la condizione personale (emotiva, mentale, fisica, sociale e spirituale) permette di realizzare il proprio personale potenziale sociale, mantenendolo nel tempo. Sorgono almeno una domanda: il benessere, quindi, sarebbe una condizione che si raggiunge e che va mantenuta nel tempo?  

Se accettiamo incondizionatamente le due definizioni risulta che, sia il benessere che la salute sono degli obiettivi soggettivi, anche piuttosto complessi, da raggiungere. E chi non ce la fa? La domanda sorge abbastanza spontanea perché la scalata verso il benessere e la salute sembra veramente molto impegnativa. Inoltre, non credo sia possibile immaginarla come una condizione indipendente dalle condizioni in cui si vive (contesti e ambienti) né dal tempo che è necessario per raggiungerla. E poi come mantenerla?  

Nel cercare alcune risposte sto finendo per immaginare la salute, più che come uno stato, piuttosto come un processo che, attivandosi da uno stato di coscienza personale e sociale, invita ognuno e tutti alla ricerca, lungo tutta la vita, di un delicato equilibrio tra interiorità ed esteriorità; tra il corpo, la psiche e lo spirito, e i contesti e gli ambienti. 

Il bene è bene. Ed il male è male. Ma non è proprio così: ci sono mali e mali. Alcuni che fanno veramente male ma altri che aiutano il bene. Altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile incontrare e conoscere persone gravemente ammalate - con malattie fortemente invalidanti - che sprizzano benessere da tutti i pori ed altrettante persone che, pur godendo di un’ottima salute e di uno stato di benessere apparente, vivono in totale disarmonia con il mondo. La prima risposta è che i valori aiutano a dare un senso al nostro approccio alla salute, alla malattia, alla sofferenza e alla morte, ma anche al benessere e a come viverlo. E sono sempre i valori che possono aiutare a trovare l’equilibrio tra le diverse dimensioni della nostra persona con la realtà esterna. Infatti, se siamo sani, i valori ci permettono di fare un buon uso della salute; se siamo compromessi nella salute, nei valori troviamo la forza per lottare; se siamo malati in modo inguaribile, i valori superiori ci abilitano a integrare positivamente nella nostra vita la sofferenza, la malattia ed anche la morte.  

In ogni caso l’educazione al benessere e alla salute, elementi importantissimi per la cura di sé ma anche per la salute sociale più ampia, non possono che essere sostenuti dai valori fondanti di ogni società. Se l’individualismo prevale sull’individuo la ricerca del benessere personale diviene una mera disposizione al rafforzamento del proprio egocentrismo. Risultando alla fine una vera e propria battaglia contro ogni tipo di dolore: una forma di anestetizzazione del vivere che, per sua natura, è fatto anche del male e del dolore. Al contrario se al centro viene posto l’umano nella sua condizione prevalentemente relazionale (con gli altri e con gli ambienti/contesti) anche la salute assume, pur mantenendo una dimensione strettamente personale, una connotazione sociale che tiene dentro tutti: anche chi non ce la fa da solo. 

Per queste ragioni parlare di salute diventa un argomento fortemente politico, non solo per la sua dimensione tecnico/organizzativa ma soprattutto per le sue ricadute sociali. Le liste d’attesa, la riduzione del personale, la standardizzazione delle prestazioni, la privatizzazione della salute, e molte altre evidenze che si stanno manifestando negli ultimi anni non sono quindi solo espressione di una mancanza (ed è già abbastanza grave!) ma piuttosto la trasmissione di una idea di umano e di mondo che abilita chi ce la fa e inibisce chi fa più fatica. Non dimentichiamo che la salute è un diritto costituzionale! 

La parola: Salute https://pop.acli.it/images/OTTOBRE_2024/shutterstock_2270986487.jpg Redazione POP.ACLI