Così recita l’articolo 1 del decreto luogotenenziale che 80 anni fa, durante il governo provvisorio di Ivanoe Bonomi, sanciva il diritto di voto per le donne…

Fu, nonostante le proposte di legge in merito risalissero al secolo precedente, nonostante le lotte e le rivendicazioni, una decisione adottata in extremis dal Consiglio dei ministri del 30 gennaio 1945, sollecitata da De Gasperi e da Togliatti, ma – ancora di più – da una mobilitazione femminile straordinaria, trasversale ad ogni schieramento.
80 anni fa, mentre le ACLI muovevano i loro primi passi, in una Italia ancora divisa e non ancora liberata, il Paese si apprestava a organizzare le proprie istituzioni, partendo dalle consultazioni per l’elezione dell’Assemblea costituente.
Le donne dunque potevano votare. Ma un altro anno dovettero attendere per essere anche “votate”: ci fu infatti bisogno di un altro decreto – emanato poi il 10 marzo del 1946 – perché alle donne fosse riconosciuto l’elettorato passivo oltre che attivo, insomma per essere – oltre che elettrici – anche elette.
La storia del diritto di voto e, più in generale, dello statuto giuridico delle donne, è una storia molto lunga, che parte dall’unificazione d’Italia, dall’adozione di quello Statuto albertino che – in alcune zone del Paese, in particolare in Veneto e in Lombardia – aveva fatto arretrare la condizione femminile, e dalle norme del successivo Codice civile del 1865.
Nel 1867 il deputato mazziniano Salvatore Morelli aveva presentato alla Camera una proposta di legge, mai discussa, con la quale proponeva “di abolire la schiavitù domestica” con la reintegrazione giuridica della donna.
Nel 1877 Anna Maria Mozzoni presenta al Parlamento una petizione per il voto politico femminile, motivando la sua richiesta con la discriminazione e l’esclusione di “una classe innumerevole di cittadini” dallo spazio pubblico.
Il tema ritorna alla ribalta nei primi anni del Novecento, quando più voci si levano a favore del suffragio femminile. Nella primavera del 1906 dieci maestre marchigiane chiedono - in assenza di un esplicito divieto - e ottengono l’iscrizione nelle liste elettorali, con il successivo avallo della Corte d’Appello di Ancona, giudice Lodovico Mortara, che respinge il ricorso presentato dal Procuratore del Re; tuttavia, pochi mesi dopo, la Corte di cassazione ribalta la sentenza e l’anno successivo le dieci donne vengono cancellate dalle liste elettorali.
Nel 1907 viene discussa alla Camera la seconda petizione elaborata da Anna Maria Mozzoni per l’estensione del diritto di voto politico e amministrativo alle donne. In quella sede il Presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti, si dichiara a favore del solo voto amministrativo e si impegna a nominare una Commissione ministeriale per esaminare la questione, che tuttavia conclude i suoi lavori nel 1911 esprimendo una valutazione negativa.
Nel 1912 fu introdotto il suffragio universale maschile – che universale però non era ancora, riguardando i cittadini di età superiore ai 30 anni, senza alcun requisito di censo né di istruzione – attraverso il quale il corpo elettorale passò da 3.300.000 a 8.443.205, di cui 2.500.000 analfabeti, pari al 23,2% della popolazione. Fu invece respinta, con votazione per appello nominale alla Camera, la concessione del voto alle donne (209 contrari, 48 a favore e 6 astenuti).
Al termine del primo conflitto mondiale, la legge n. 1985 del 16 dicembre 1918 ampliò il suffragio estendendolo a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto il 21° anno di età. Le donne italiane sono ad un passo dal riconoscimento del diritto di voto. Nel 1919, anno in cui fu varata la cosiddetta “Legge Sacchi” che aboliva l’istituto giuridico dell’“autorizzazione maritale”, la Camera dei deputati approva l’estensione del voto politico e amministrativo alle donne, ma la fine anticipata della legislatura non consente l’approvazione del provvedimento da parte del Senato. Nel 1925 viene attribuito alle donne il voto amministrativo, ma l’abolizione delle elezioni per gli organi territoriali locali da parte del fascismo rende immediatamente vano il riconoscimento.
Nonostante l’apporto delle donne al Paese, in tempi di pace e ancor più in tempi di guerra, il provvedimento del governo provvisorio non fu salutato con particolare entusiasmo dalla stampa e dalla politica.
Nell'opinione pubblica era presente la convinzione che le donne potessero essere poco informate e/o condizionabili, questo ci informa sul substrato culturale e legislativo che ha condizionato e condiziona ancora in parte le rappresentazioni legate al ruolo di donne e di uomini nel contesto sociale. Il provvedimento, inoltre, non era avvertito come una priorità, in una Italia ancora in guerra: come titolò "Il Resto del Carlino" «mentre si muore di fame ci si preoccupa del voto alle donne».
Il 2 giugno del 1946 fu “una giornata bellissima” e per le donne fu un'altra storia.
Nonostante le preoccupazioni per l’astensionismo, le donne votarono in 12.998.131, contro 11.949.056 uomini.
La loro emozione l’abbiamo vista tutte/i, di recente, nel film di Paola Cortellesi, dove il voto viene rappresentato non solo come atto di liberazione, ma anche di speranza.

Il primo ottobre del 1945, ad una settimana dalla sua costituzione, Angela Cingolani Guidi, democristiana poi eletta all’Assemblea Costituente, interviene alla Consulta nazionale. È la prima volta di una donna in una assemblea parlamentare sia pure provvisoria. E questo è l’incipit del suo discorso: «Colleghi Consultori, nel vostro applauso ravviso un saluto per la donna che per la prima volta parla in quest’aula. Non un applauso dunque per la mia persona ma per me quale rappresentante delle donne italiane che ora, per la prima volta, partecipano alla vita politica del Paese. Ardisco pensare di poter esprimere il sentimento, i propositi e le speranze di tanta parte di donne italiane. Credo proprio di interpretare il pensiero di tutte noi Consultrici invitandovi a considerarci non come rappresentanti del solito sesso debole e gentile, oggetto di formali galanterie e di cavalleria di altri tempi, ma pregandovi di valutarci come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire, che ha lavorato con voi, con voi ha sofferto, ha resistito, ha combattuto, con voi ha vinto e ora con voi lotta per una democrazia che sia libertà politica, giustizia sociale, elevazione morale… Noi donne che siamo temprate a superare il dolore e il male con la nostra operosità e con la nostra pietà, siamo fiere di essere in prima linea nell’opera di resurrezione a favore del popolo nostro. Non si tema, per questo nostro intervento quasi un ritorno a un rinnovato matriarcato, seppure mai esistito! Abbiamo troppo fiuto politico per aspirare a ciò; comunque peggio di quel che nel passato hanno saputo fare gli uomini noi certo non riusciremo mai a fare!».
I passaggi storici e legislativi che hanno segnato la storia delle Donne della Costituente ci costringono a riflettere e a fare memoria delle battaglie gentili e coraggiose compiute dalle donne sul tema dei diritti; avendo presente che le conquiste delle donne sono state sempre nell'interesse di tutte le persone: «Quando le donne fanno delle battaglie e le vincono, la vittoria va a vantaggio di tutto il Paese», queste le parole di Tina Anselmi, prima donna ministra dopo 36 governi e 836 ministri, tutti rigorosamente uomini.
Il sentire delle donne ha sempre portato ad andare oltre gli schemi precostituiti e a prevedere temi politici e sociali, che successivamente sono entrati nel dibattito pubblico; ricordare il diritto di voto significa ricordare il percorso di acquisizione di cittadinanza, questione ancora oggi critica e dibattuta.
Le donne della Costituente sono state porta voci di tutti quei valori che poi sono ben riflessi nella nostra Costituzione, quali: la giustizia sociale, la pari dignità, l'attenzione alla persona, la Pace come valore fondante della Repubblica.
L’importanza della partecipazione femminile ai processi decisionali non è quindi solo affare "di donne", non riguarda solo la parità di genere, ma ha arricchito e continua ad arricchire il dibattito pubblico nel suo complesso.
Le immagini sono tratte da:
Camera dei Deputati
2 giugno 1946 – 75 anni dopo, ciclo di tre incontri storico-istituzionali, giugno 2021, dossier 2° incontro: Il voto delle donne
1946 L'anno della svolta. Le donne al voto, catalogo della mostra, Roma, 2016