Una vita vissuta intensamente nelle Acli e nella Cisl. E ovunque, al fianco delle donne...

Giovanna Bitto, conosciuta da tutti come Gianna, è nata a Messina nel 1925 ed è morta a Roma nel 2021.

Coloro che l’hanno conosciuta concordano sulla sua vitalità, generosità, gioia di vivere e rigore morale: un esempio per tutti noi.

Nata in una famiglia povera, anche perché suo padre non prese mai la tessera del partito fascista, non ha potuto proseguire gli studi dopo le elementari, come avrebbe voluto. Fu una cara zia che l’aiutò a prepararsi agli esami delle medie e incominciò a lavorare all’Ufficio di collocamento all’età di 16 anni con un permesso speciale in deroga all’età minima richiesta allora di 18 anni.
Dopo la guerra, nel 1951, fu notata dal Segretario nazionale della Cisl – Inam (Istituto nazionale per l’Assicurazione contro le Malattie) che le chiese se volesse andare a Roma per andare a lavorare al Sindacato. Accettò con gioia perché voleva emanciparsi dalla povertà e voleva anche viaggiare, sognava infatti di imbarcarsi sulle navi.
Dopo gli esami di licenza liceale, ottenuta mentre lavorava a Messina, a Roma si iscrisse alla Facoltà di lettere, ma a causa di un lavoro impegnativo con gli straordinari imposti, dovette cambiare e si laureò in Psicologia Sperimentale nel 1955.
Attivista Cisl fece carriera all’interno dell’Inam fino a diventare capoufficio centrale quando era caposervizio Antonio Cosimelli, allora presidente delle Acli regionali del Lazio.
In Cisl partecipò alla Commissione femminile e si spese per quelle che oggi chiamiamo pari opportunità. In Cisl ebbe parecchi incarichi sia nel sindacato di settore dei lavoratori pubblici, sia nel Consiglio provinciale della Cisl di Roma e in quello regionale della Cisl del Lazio.
Dopo il pensionamento nel 1978 rappresentò la Cisl nelle iniziative dell’Anno internazionale del fanciullo, indetto dall’Onu.

Per lei il ruolo del sindacato non era solo quello di difendere i lavoratori nel luogo di lavoro, ma riguardava anche le condizioni di vita delle loro famiglie e, in particolare, dei bambini: asili, case, spazi verdi, una ristrutturazione in senso sociale del territorio.

Nel 1956 incontra e le Acli e fu amore a prima vista, impressionata dalla grande apertura culturale e la disponibilità al confronto con tutte le forze sociali a partire da solide radici cristiane.
Partecipò alle riunioni dell’allora specializzazione femminile fino a diventarne la delegata di Roma, partecipando anche a quella nazionale. Partecipò alla proposta di creare il Coordinamento donne e poi fu eletta nel 1969 in Consiglio nazionale con la maggioranza di Gabaglio.
Con la dirigenza delle Acli di Roma fu sempre in un rapporto dialettico viste le diverse prospettive politiche, ma Gianna era comunque stimata perché, dicevano: «Gianna battaglia bene…».

Dopo gli anni difficili di Vallombrosa con quello che ne seguì, Gianna Bitto fu eletta nel Collegio dei probiviri dal 1975 per tre mandati, riconoscendogli una saggezza, una imparzialità, non neutralità ma imparzialità, un attaccamento alle Acli e una fedeltà certa al Movimento.

Al referendum per il divorzio si schierò con i cattolici del No. Al referendum sull’aborto presentò con altre donne un documento che convinse Pozza, uomo moderato, a dire che era necessario aprire un dibattito, cosa che non accadde invece in Cisl.

Dal 1978 al 1993 si impegno nella Fnp (Federazione nazionale pensionati) occupandosi in particolare delle condizioni di vita precarie degli anziani in quelle che oggi chiamiamo RSA.

Fin dagli anni ’50 si impegnò nella questione femminile facendo emergere il contributo originale, maturato nelle Acli, della differenza di genere, contestando la concezione di neutro allora e ancora oggi presente nella cultura quotidiana.

Dal suo intervento al Coordinamento donne della Cisl del 1993:
«Sono convinta che nonostante alcune difficoltà ed incomprensioni, che in certe realtà si registrano, nulla potrà bloccare un cammino che, grazie ad ognuna di voi, è stato fatto sinora e che ha portato le donne ad uscire dal sommerso e dal silenzio per cominciare ad esprimere il proprio pensiero. […]
Sono i perché di tanta umanità minore che le donne, immerse come sono sempre state nel quotidiano, cioè in quella dimensione di vita che affronta giorno per giorno problemi e bisogni reali, possono più di altri candidarsi a rappresentare nella nostra Federazione».

Dal suo intervento al Convegno su “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di Carità e Giustizia nella diocesi di Roma” 12-15 febbraio 1974:
«Io debbo poter dire perché, quali sono le motivazioni di fondo che mmi hanno portate ad operare certe scelte e a fare conseguentemente delle opzioni politiche. E lo debbo dire qui in un leale, onesto, dialettico confronto, non perché voglio sentirmi più cristiana di altri ma perché non voglio essere giudicata meno cristiana da altri. Su questo ci dobbiamo confrontare, soprattutto in questa occasione.
Le motivazioni della mia scelta sono essenzialmente tre:
Primo: la certezza che le scelte storiche dei cristiani non derivano dalla Fede, ma si fanno sulla base di analisi economiche, sociali e politiche. […] Non esiste quindi una via cristiana per risolvere queste cose, ma la Fede diventerebbe veramente oppio se svalutasse le lotte della storia. […]
Secondo: il rifiuto di ogni integralismo che significa innanzitutto a rivendicare ai cristiani, in quanto tali, un monopolio di valori – libertà, giustizia, amore – che sono tutti profondamente umani. Valore specifico del cristiano è la Fede, non tanto come supplemento d’anima, ma come supplemento d’impegno, come diceva don Riva.
Terzo: la Fede non è indifferente rispetto alle scelte storiche perché obbliga in modo assoluto almeno ad una scelta di riferimento “politico”, quello di convertirsi in uomo nuovo, rinunciando a farsi oppressore e sfruttatore del proprio fratello.
Concludendo: per noi il nostro modo di vivere il cristianesimo si traduce in un impegno costante nel sociale e, come dicevo, nella lotta per la trasformazione della società. Le lotte per le riforme, per la casa, per la scuola, per i servizi diventano quindi il terreno privilegiato del nostro impegno. Non c’è dubbio che in questa lotta ci scontreremo con altri cristiani che non hanno le nostre convinzioni e che hanno interessi opposti. Ma ci incontreremo con tanti altri fratelli, ed è con questi, e solo con questi, per l’ideale comune di giustizia che ci ispira, che faremo unità».

Per approfondire:
Mariella Luciani (a cura di), Giovanna Bitto. Profili - Uomini e donne delle Acli, Editoriale Aesse, Roma 2001.

La foto ritrae Gianna, già ultranovantenne, in piazza del Campidoglio a Roma, nel corso di una manifestazione a favore della Casa internazionale delle donne. Era il maggio del 2018...

Gianna Bitto https://pop.acli.it/images/OTTOBRE_2024/21mag2018_Gianna_Bitto_sfuocata.jpg Redazione POP.ACLI