Il 3 ottobre di quattro anni fa papa Francesco ad Assisi promulgò la Lettera enciclica Fratelli tutti, sulla quale cerchiamo oggi di dare alcune chiavi interpretative per tornare a rileggerla...

Risale ormai al 3 ottobre di quattro anni fa la sottoscrizione sulla tomba di San Francesco e promulgazione della Lettera enciclica Fratelli tutti da parte del papa. Anticipato dalla Dichiarazione di Abu Dhabi sulla fratellanza umana, questo documento - insieme all’Esortazione apostolica Evangelii gaudium e all’Enciclica Laudato si’ - descrive le intenzioni programmatiche di Bergoglio, che dal Santo di Assisi ha preso il nome e l’azione pastorale della Chiesa. Nei primi due punti cogliamo i tratti simbolici di fondo: 

1. «Fratelli tutti», scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. 
2. Questo Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia, che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale. Infatti San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi. 

Oltre a ridefinire con l’insegnamento sociale della chiesa alcuni temi come quelli della guerra giusta (n. 258) e della pena di morte (n. 263), C’è il desiderio di condividere un sogno alla radice: «un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole» (n. 6), un sogno da fare insieme «come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!» (n. 8). Quella del sogno è una categoria molto cara a papa Francesco. Non si tratta certo dell’evasione che fa perdere il contatto con la realtà della vita quotidiana, ma della visione capace di orientare, di indicare la direzione di marcia, di spingere al cambiamento. 

Secondo lo schema “riconoscere – interpretare – scegliere” che l’esortazione apostolica Evangelii gaudium  propone, il testo scandisce tre passaggi, che conducono alla formulazione dell’appello finale alla preghiera: 1) la presa di coscienza dell’urgenza della fraternità a partire dalla realtà in cui viviamo; 2) un approfondimento dell’analisi che fa emergere motivazioni e ostacoli su un piano più fondamentale; 3) l’identificazione di piste concrete lungo cui il Papa invita tutti gli uomini e le donne di buona volontà, a partire dai membri della Chiesa, a muoversi per concretizzare l’orizzonte della fratellanza e dell’amicizia sociale. 

Inoltre, per entrare in confidenza col magistero sociale di papa Bergoglio che trova in questa Enciclica una “summa”, si possono evidenziare tre tensioni polari:
La prima tensione polare è quella tra tempo e spazio. Dedicare tempo alla cura dei fratelli, come il Buon Samaritano di cui parla il secondo capitolo dell’Enciclica o occupare gli spazi delle contrapposizioni geopolitiche e ideologiche?
La seconda tensione polare riguarda il linguaggio. La parola può servire ad ascoltare e incontrare o a aggredire e insultare.
La terza polarità riguarda il tema della identità, concepita come sfera o come poliedro. Si può concepire l’identità di un popolo, di una nazione, di una religione, come identità che si contrappone; oppure si può concepire l’identità come un poliedro, che ha tante facce. Un’identità fatta per l’incontro. 

Se si legge questa enciclica, così poco europea, così poco sistematica, alla luce della lezione di Romano Guardini sulle “opposizioni polari”, se ne possono cogliere i tanti stimoli teologici, culturali e sociali. 

La questione continua a cui si cerca di far fronte è lo scisma tra singolo e comunità umana che caratterizza l’Occidente (n. 31). Il bene comune sembra il meno comune dei beni. La politica, la più alta forma di carità, si riduce a marketing per distruggere gli altri, la mancanza di dialogo comporta che nessuno, nei singoli settori, si preoccupa del bene comune, bensì di ottenere i vantaggi che il potere procura, o, nel migliore dei casi, di imporre il proprio modo di pensare.  Il Buon Samaritano diventa allora una straordinaria lente per leggere i segni dei tempi. 

Per approfondire:
Giacomo Costa, Il sogno della fraternità (benecomune.net)
Claudio Gentili, Fratelli tutti, tra “memoria e futuro” (benecomune.net)
Marco Bonarini, Fratelli tutti. Dov’è il cuore di Francesco? (benecomune.net)
Fabio Colagrande, Intervista a suor Alessandra Smerilli: Fratelli tutti, sì al mercato ma che sia civile (benecomune.net)
Romano Guardini, L’opposizione polare. Tentativi per una filosofia del concreto-vivente, Morcelliana 2022 

Fratelli tutti: chiavi interpretative https://pop.acli.it/images/OTTOBRE_2024/papa_fratelli_tutti.png Redazione POP.ACLI