Nella storia delle ACLI ha segnato un passaggio da cui non è stato possibile tornare indietro: l’Autonomia del Movimento, la fine del collateralismo con la DC. Nella storia della CISL portò la stessa tensione unitaria, e la sua credibilità si accrebbe fino a diventare Segretario Generale della CES...

Ho conosciuto Emilio Gabaglio personalmente quando non era più Presidente delle Acli.  Pur avendo vinto il Congresso (Cagliari 1972) dovette dimettersi perché la sua figura non si ritenne fosse più quella idonea per ricomporre la frattura con la gerarchia e per bloccare le scissioni interne. Ma non abbandonò il Movimento. Diede vita ad una corrente di opposizione. All’opposizione c’era già la sinistra di Geo Brenna. Ci volle del tempo per decidere di far lavorare insieme i due gruppi. Fu in questo percorso che conobbi personalmente Emilio. Io allora ero nella segreteria nazionale di GA. Da allora i nostri percorsi personali, sociali e sindacali si sono intrecciati per un lungo periodo.
Nella storia delle ACLI è vero che è uscito sconfitto, ma ha segnato un passaggio da cui non è stato possibile tornare indietro: l’Autonomia del Movimento, la fine del collateralismo con la DC. La scelta anticapitalistica e l’ipotesi socialista altro non erano se non indicazioni di un percorso democratico, che certo le ACLI non avrebbero potuto percorrere da sole, ma all’interno del Movimento Operaio, per dare una prospettiva alle lotte operaie e studentesche di quegli anni. E invece ci furono fraintendimenti, furono considerate o come avvicinamento ad un altro partito o addirittura alla rivoluzione bolscevica.
Nella storia della CISL portò la stessa tensione unitaria, e la sua credibilità si accrebbe fino a diventare Segretario Generale della CES. Ma prima a via PO, mise insieme un gruppo che in tempi rapidissimi si ritrovò a svolgere un ruolo inedito. Dopo il crollo del muro di Berlino (ancora ricordo l’indredulità del primo momento e l’entusiasmo poi), e la fine dell’URSS, molti sindacati dell’Est ci chiedevano aiuto e sostegno. Con essi abbiamo costruito nuove relazioni, partecipando ai loro congressi e condividendo il loro entusiasmo di entrare a far parte del sindacalismo democratico.
Nella storia del sindacalismo europeo il ruolo di EG fu assolutamente di primo piano. Per due motivi
La Confederazione europea si è allargata in termini di nuove adesioni accogliendo le istanze di sindacati, anche molto diversi dai nostri, ma orientati a scrivere un nuovo capitolo di storia, a partire dal miglioramento della condizione dei lavoratori.
Grazie alle sue capacità diplomatiche e di relazioni istituzionali EG seppe costruire un dialogo con le istituzioni comunitarie. Come sappiamo ancora oggi queste istituzioni sono “difettose in termini di democrazia”. Ma è vero che allora si compì un grande passo avanti, con l’adozione di una Politica sociale europea e con il dialogo sociale che entrò anche nei Trattati europei. Questo fu possibile grazie a J. Delors, presidente della Commissione, sincero democratico e grande innovatore con cui Emilio aveva conseguito tale accordo. L’applicazione del principio del dialogo sociale doveva trovare riscontro nelle singole politiche europee. In quegli anni io fui chiamata a svolgere un ruolo tecnico per la riforma dei Fondi Strutturali europei nel CES (Comitato Economico e Sociale) dove si formulavano le proposte delle parti sociali alla Commissione Europea.
Posso dirlo per Emilio ma va vale anche per me, il filo conduttore della sua vicenda umana, sociale e sindacale, è stata l’esperienza aclista, i valori, i principi, i modi di essere che aveva maturato nel Movimento. L’amore di Emilio per le ACLI non è mai venuto meno. Sapeva che la sua sofferta esperienza nel Movimento era stata anche una grande occasione per far crescere una generazione di cattolici mobilitata a sostegno dei lavoratori, della “classe operaia” che in quegli anni diventava protagonista, conquistando nuovi diritti e rivendicando un mondo più giusto.

Ricordo di Emilio Gabaglio https://pop.acli.it/images/DICEMBRE_2024/POP_4Gr.jpg Redazione POP.ACLI