Articolo di Domenico Rosati su Azione sociale n. 19-20 del 7-14 giugno 1984 in occasione del funerale di Enrico Berlinguer...
La morte di Enrico Berlinguer non è solo il dolore dei comunisti che perdono un leader rispettato e amato. È il dolore dell'intero paese simboleggiato dalla sofferta partecipazione di Pertini per la scomparsa di questo uomo giusto.
Perché questa emozione? Chi era Berlinguer, che qualità aveva per suscitare con così ampia misura amarezza e rimpianto? Forse soltanto l'attraversamento della soglia oscura della morte ha dato agli stessi comunisti la vera dimensione della perdita, e, forse soltanto nella morte anche gli avversari hanno compreso quale fosse la statura politica e morale di questo interlocutore. Forse lo stesso Berlinguer non aveva avuto, in vita, la percezione esatta di essere un simbolo, un riferimento, un segno così significativo.
Di che cosa simbolo, riferimento, segno? Soprattutto di onestà, di rigore, di coerenza: qualità non frequenti nella vita politica italiana attraversata da corruzione, rilassatezza morale, opportunismo. Era questo il richiamo più alto della sua testimonianza: anche quando dialogava con i cattolici egli sottolineava non senza severità una contraddizione che scorgeva tra principi e comportamenti. Siete troppo blandi sulla questione morale, ci rimproverava; voi, proprio voi, dovreste essere più esigenti. E si capiva che non era polemica o tattica politica: era il risvolto di una convinzione radicale della quale, del resto, era specchio la sua vita privata e pubblica.
Berlinguer non era un tribuno; non era l’uomo spettacolo. Ma il suo parlare pacato e dimesso andava sempre alla valorizzazione delle risorse della ragione umana per dare risposta all’irrazionalità del nostro tempo.
La sua opera lascia un’impronta nella vita del nostro paese, in quel processo storico che viene da lontano e nel quale, inizialmente, le forze che hanno assunto la guida dello sviluppo democratico erano estranee oppure ostili alla democrazia.
Se appena si apre una riflessione sulla prospettiva si può cogliere quanto lungo sia stato il cammino percorso dal Pci sotto La guida di Berlinguer dal 1972, (ma forse è meglio dire dal 1968) ad oggi. Contraddizioni, svolte, aggiustamenti talora imposti dagli eventi, senza dubbio: ma c'è una linea che non subisce alterazioni. E' quella del progressivo e stabile sintonizzarsi del partito, della sua cultura, del suo impegno sulla lunghezza d’onda della democrazia politica. È questo l'impulso di Berlinguer al Pci: abbandono della doppiezza, accettazione piena del giuoco democratico con tutte le conseguenze. E tra queste la presa di distanza non dalla storia ma dall'eurocomunismo, la percezione della debolezza del processo democratico italiano, non governabile, da sinistra, con il solo 51 per cento dei voti.
Su questa lunghezza d'onda Berlinguer incontrò un altro uomo della ricerca e della ragione: Aldo Moro, che da un versante opposto si poneva lo stesso problema di consolidamento democratico. E l'incontro appena incipiente e con strumenti operativi appena abbozzati scatenò la reazione di forze tremende che si mobilitarono per bloccare quello che a molti pareva, e che forse non era o non era ancora, un disegno compiuto, ma soltanto l'intuizione di una strada nuova.
Aldo Moro ha pagato con la vita; Berlinguer con la sconfitta politica. Ma da allora le cose non sono andate avanti. Tutte le forze si sono ripiegate su se stesse. Tutte le prospettive "diverse" sono state bruciate. Ed anche in questi ultimi tempi le preoccupazioni per la democrazia sono riaffiorate in Berlinguer con crescente intensità. Non a caso.
Ecco: queste sono le prime impressioni sulla scomparsa di Berlinguer. Altre se ne potrebbero aggiungere, a partire dalla sua insistenza sul problema della pace e della distensione, divenuta quasi ossessiva. Vorrei solo ricordare il grande rispetto che ha sempre manifestato per le Acli, sia nell’intesa che nel confronto. Ed ho considerato un grande onore per le Acli l’essere stato chiamato a ricordare Enrico Berlinguer ai funerali nella "sua" piazza San Giovanni.