Il ricordo di Lorenzo Scheggi Merlini per Emilio Gabaglio in occasione della camera ardente: di Emilio voglio ricordare la modestia, la discrezione e lo spirito di servizio...
Lunga e complessa la vita di Emilio Gabaglio, militante e dirigente del Movimento Operaio italiano e internazionale. I ricordi che di lui riaffiorano, ora che siamo a dargli l’estremo saluto nella casa delle “sue” Acli da cui tutto era iniziato, nei primissimi anni Sessanta, disegnano la trama di un complesso mosaico fatto di tante tessere quante sono state le vite che lui ha vissuto. Toccherà ad altri, in altra sede, a mente più fredda, meno sommersa dalle emozioni, fare un bilancio del suo essere stato, e come, con quali meriti e demeriti, personaggio pubblico. Qui ed ora lasciamo fluire liberamente ricordi, frammenti di vita convissuta, senza alcuna pretesa che non sia la manifestazione di stima, amicizia, affetto.
Emilio è stato decisamente un uomo fortunato. C’è una famosa frase secondo cui “dietro un grande uomo c’è una grande donna”. E se Emilio è stato per molti versi “un grande uomo” è perché non “dietro”, ma “accanto”, ha avuto una grande donna, Mariangela, la madre delle sue due splendide figlie, Letizia e Chiara.
Si erano conosciuti alle Acli, lui già dirigente nazionale di primo piano, lei, militante di base, arrivata a Roma da Torino, cucciola di quella covata di Gioventù Aclista, allora organizzata in due distinte declinazioni, maschile e femminile, da cui sono sbocciati, negli anni seguenti, molti quadri e dirigenti del Movimento, compreso il sottoscritto. Eravamo giovani, inesperti, ma pieni di vita e di sogni. E nelle Acli stesse, “fra di noi” non pochi trovarono anche l’amore. E così Emilio e Mariangela si sposarono. E destino volle che la loro prima figlia sia nata nel giugno del 71, pochi giorni prima della deplorazione di Paolo VI alle Acli per “l’ipotesi socialista” di cui Gabaglio era stato il principale imputato.
Mariangela è sempre rimasta al suo fianco, a Roma e a Bruxelles, con Emilio Presidente ed ex Presidente, editore, sindacalista nella Cisl e al vertice della Confederazione Europea dei sindacati, dirigente del Partito Democratico, fino a oggi, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, e già sono passati altri anni da quando chiamarono un po’ di amici a festeggiare le loro nozze d’oro. A lei l’abbraccio di una comunità che le è grata.
Di Emilio, conosciuto appunto ben 61 anni fa, voglio infine ricordare la modestia, la discrezione che lo hanno sempre contraddistinto. Lo spirito di servizio al di sopra di tutto. Mai una esibizione né di potere né di cultura farcita di latinorum . Nemmeno quando, dal 1991 al 2003, segretario generale della Ces, a Bruxelles, dialogava e si confrontava con i potenti della terra nel tentativo di dare un’anima sociale all’Europa.
Voglio ricordarlo, infine, mentre ballava con Mariangela, in un prato, per i 50 anni di matrimonio e di quando, negli ultimi tempi, accompagnava al mare, giornali e libri come accessori indispensabili, gli adorati nipoti.
Nel suo discorso di investitura come Presidente, succedendo a Livio Labor, al congresso Acli di Torino, chiuse l’intervento con una frase che mi è rimasta impressa: “Ho legato il mio carro ad una stella”. Che quella stella ti sia adesso compagna di viaggio.