Non di rado, in Italia il lavoro è sottopagato. Il dato emerge dalla campagna promossa dai Giovani delle ACLI: “Poi vediamo. Stop al lavoro nero”...
L’art. 4 della nostra Costituzione riporta: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”; purtroppo, per motivi differenti, risulta sempre più limitata l’attuazione concreta del principio costituzionale esposto. Ancora oggi, non di rado, in Italia il lavoro è sottopagato. Il dato emerge dalla campagna promossa dai Giovani delle ACLI “Poi vediamo. Stop al lavoro nero”. Quel “Poi vediamo” rappresenta l’illusione che viene promessa al lavoratore: dopo un periodo di tempo (non determinato), potrebbe essere stabilizzato, permettendogli di guardare con maggiore tranquillità al suo futuro e ai suoi obbiettivi.
La campagna, diffusa in rete e sui social, è stata seguita da oltre un milione di utenti, raccogliendo più di 2000 testimonianze di giovani lavoratori che hanno voluto condividere con i Giovani delle Acli la propria esperienza, con la speranza che raccontando il disagio vissuto in ordine alla tutela dei propri diritti, si possa dar voce a quanti ogni giorno si ritrovano a vivere ed accettare delle condizioni contrattuali (qualora ci sia un contratto di lavoro) non conformi al dettato normativo, ma soprattutto non coerenti con il rispetto dell’individuo e del lavoro.
Il lavoro nero non garantisce protezioni assicurative nel caso di incidenti e malattie, pertanto, il potersi ammalare, è un lusso che non ci si può permettere. Infatti, essa è una forma di lavoro non solo sottopagata, ma anche senza alcuna garanzia di ogni genere. Forme di tirocinio che in origine fungevano da tutela per il datore di lavoro, volendo valutare la preparazione del neoassunto prima di poterlo inserire nell’organico aziendale, ora diventano spesso tipologie contrattuali per ingaggiare il lavoratore a basso costo. Altre testimonianze ancora parlano di abusi messi in atto attraverso il lavoro interinale, ovvero prolungando il contratto con alcuni escamotage oltre i periodi di legge.
La mancanza di prospettive per un lavoro stabile e dignitoso ha come diretta conseguenza la diminuzione di giovani con titoli di studio qualificati e la ricerca di scorciatoie per ottenere un titolo di studio che indichi una qualifica più formale che effettiva.
Coloro che fino ad oggi si sono recati all’estero, per studio o per lavoro, molto spesso si sono ritrovati a ricoprire ruoli di rilievo nelle rispettive aziende ed università, non per caso, ma grazie al percorso di studi e alla formazione ricevuta in Italia. Sulla base di ciò, il conseguente risvolto sta nel fatto che la fuga di giovani dal nostro Paese, non solo mette in pericolo il mercato del lavoro, ma anche il sistema economico e previdenziale.
Si tratta di un circolo vizioso, il cui prezzo viene pagato maggiormente dai giovani, ma non solo: non essendoci prospettive per un lavoro stabile che permetta sia di sopravvivere sia di progettare un futuro, si ha come conseguenza il declino demografico.
Date queste premesse, si comprendono i motivi per cui interi settori produttivi, come turismo ed agricoltura, riscontrano ad oggi carenza di manodopera; per farvi fronte si è pensato di dare l’opportunità per assumere lavoratori dall’estero attraverso il cosiddetto “Decreto Flussi”, permettendo di entrare nel nostro Paese, solo a coloro che hanno già stipulato un contratto di lavoro. Questo meccanismo, almeno in teoria, avrebbe dovuto rispondere ai bisogni del mercato del lavoro, ma il numero insufficiente di quote disponibili da un lato, organizzazioni criminali e lunghe procedure burocratiche dall’altro, non sembrano essere ad oggi un’efficace soluzione. Da ricordare inoltre, che nel nostro Paese, non esiste, a differenza di altri Paesi europei, la possibilità di rilasciare un permesso di soggiorno a coloro che ne siano sprovvisti, in funzione dell’attività lavorativa che svolgono (a nero).
Molti dubbi e timori sorgono a seguito della rapida evoluzione tecnologica, ovvero come l’Intelligenza Artificiale possa sostituire o alterare gli schemi e le figure in una visione futura del mercato lavorativo.
Partendo da queste riflessioni, come Giovani delle Acli, continueremo a portare avanti il dibattito sul tema, con il nostro impegno costante per la campagna “Poi vediamo. Stop al lavoro nero” attraverso radio, podcast, social e web, non solo per raccogliere sempre più testimonianze, ma anche per dar voce a quanti lavorano nell’ombra. Inoltre, auspichiamo il rispetto delle tutele poste a difesa dei diritti dei lavoratori, impegnandoci attivamente per la conoscenza e la diffusione delle stesse.