Di fronte alla devastazione della guerra, le ACLI non restano in silenzio e promuovono azioni concrete per costruire un’alternativa alla logica della distruzione...
Il mondo sembra essere sull’orlo di un baratro. Da oltre tre anni la guerra è tornata a dominare la scena internazionale con una brutalità che credevamo relegata al passato. Dalla crisi ucraina alla tragedia di Gaza, dai conflitti senza fine in Africa alle crescenti tensioni nel Pacifico, ogni giorno si consuma una nuova violenza, ogni giorno migliaia di persone vedono le proprie vite spezzate o devastate. Eppure, l’unica risposta che la politica internazionale sembra offrire è un’escalation continua: più armi, più investimenti nell’industria bellica, più barriere tra i popoli. La diplomazia è afona e sembra essere inefficace, il multilateralismo ormai è solo un’ombra, mentre il commercio delle armi e la competizione economica senza scrupoli - a colpi di dazi annunciati e attuati con irresponsabilità che lasciano sgomenti - alimentano un sistema globale sempre più instabile e pericoloso.
Il 1° giugno 2024 Papa Francesco spronava le ACLI, in un suo accorato messaggio: le Acli siano voce di una cultura della pace, uno spazio in cui affermare che la guerra non è mai “inevitabile” mentre la pace è sempre possibile; e che questo vale sia nei rapporti tra gli Stati, sia nella vita delle famiglie, delle comunità e nei luoghi di lavoro. Raccogliendo questo sprono di Papa Francesco - che in questi giorni combatte con la malattia che lo attanaglia -, le ACLI ribadiscono con forza la loro ferma opposizione a questa logica di guerra, rifiutando l’idea che la pace sia solo un’utopia. Crediamo che un altro futuro sia possibile e che la strada per raggiungerlo passi per un rinnovato impegno nella diplomazia, nella giustizia e nel dialogo.
Una strategia per la pace: verso una nuova Helsinki
All’indomani della Guerra in Ucraina, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha invocato l’urgenza di un nuovo processo di pace ispirato alla Conferenza di Helsinki del 1975, che riuscì a gettare le basi per la distensione tra Est e Ovest in un momento di grave tensione internazionale. Il Presidente delle ACLI, Emiliano Manfredonia, ha più volte ribadito questa proposta, evidenziando la necessità di un piano globale per il disarmo e la sicurezza condivisa.
Oggi più che mai serve un tavolo internazionale per la pace, una nuova Helsinki che riporti al centro la politica e il diritto internazionale come strumenti di risoluzione delle crisi. Non possiamo accettare che l’unico linguaggio rimasto sia quello delle armi e delle minacce. La diplomazia del dialogo e del diritto internazionale deve tornare ad essere il cuore della politica mondiale.
Alcune proposte politiche per la pace
Di fronte alla devastazione della guerra, le ACLI non restano in silenzio e promuovono azioni concrete per costruire un’alternativa alla logica della distruzione:
- La Campagna “Cambiare la rotta” – La guerra non è solo un fatto militare, ma anche il frutto di un sistema economico iniquo che condanna intere nazioni alla povertà e alla dipendenza. Insieme ad altre organizzazioni, nell’anno del Giubileo, sosteniamo questa campagna per un cambiamento strutturale dell’economia globale, affinché il peso del debito non diventi un’arma di oppressione e non alimenti nuove guerre. Giustizia economica e pace sono due facce della stessa medaglia: un mondo più equo è anche un mondo meno violento. Per maggiori informazioni e per sostenere la campagna: cambiarelarotta.it.
- La petizione “Basta favori ai mercanti di armi! Fermiamo lo svuotamento della Legge 185/90” – L’Italia possiede una delle legislazioni più avanzate sul controllo dell’export di armamenti, ma questa legge sta subendo un progressivo svuotamento. Con questa petizione, chiediamo al Governo di impedire che l’industria bellica possa operare senza limiti etici e politici. Ogni arma venduta può finire in un conflitto, ogni compromesso sul commercio di armamenti ci rende complici della guerra. L’Italia deve smettere di favorire gli interessi dell’industria bellica a scapito della sicurezza globale. Per firmare la petizione e saperne di più: retepacedisarmo.org/petizione-legge185.
- La Campagna ICAN per l’abolizione delle armi nucleari – Viviamo ancora sotto la minaccia costante di un conflitto nucleare, eppure l’Italia non ha ancora aderito al Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari. È inaccettabile. Chiediamo che il nostro Paese smetta di essere complice di una strategia di deterrenza che può portare solo alla distruzione e si unisca ai tanti Stati che hanno già detto no all’arma atomica. Partecipiamo alla Terza Conferenza degli Stati Parti a New York perché crediamo che il disarmo nucleare sia una priorità assoluta per il futuro dell’umanità. Maggiori dettagli sulla campagna "Italia Ripensaci" e sul lavoro della Rete Italiana Pace e Disarmo per il disarmo nucleare: retepacedisarmo.org/disarmo-nucleare.
Il ruolo dell’Unione europea: un progetto di pace e di democrazia
In questa spirale di conflitti, l’Unione Europea ha la responsabilità di riaffermare la sua vocazione pacifista. L’Europa nacque come un progetto di pace, un modo per superare secoli di guerre fratricide e costruire una nuova comunità basata sul dialogo e sulla democrazia. Oggi, però, sembra sempre più subordinata alle logiche della corsa agli armamenti e della competizione economica globale.
Le ACLI chiedono con forza che l’UE torni ad essere un baluardo della pace, promuovendo iniziative concrete di mediazione internazionale, investendo nella prevenzione dei conflitti e contrastando l’escalation militare. L’Europa può e deve essere una potenza della pace, non un nuovo attore della guerra globale.
La pace come opzione politica e culturale
Il nostro tempo ci impone una scelta: continuare ad alimentare un sistema fondato sulla violenza e la sopraffazione, o costruire un futuro di convivenza e giustizia. Le ACLI scelgono la seconda strada, impegnandosi a diffondere una cultura della pace attraverso la formazione, la mobilitazione civica e il sostegno a politiche concrete di disarmo e cooperazione.
Non c’è più tempo da perdere. La guerra non è inevitabile, ma la pace va costruita con coraggio e determinazione. Chiediamo a tutte le istituzioni, nazionali e internazionali, di cambiare rotta, di abbandonare la logica del riarmo e di avviare un vero processo di riconciliazione globale. Ma ogni cittadina e cittadino può e deve fare la propria parte: la democrazia e la pace non sono gratis, costano. Sono state pagate a caro prezzo ottant’anni orsono, quando nascevano le Acli, e non possiamo pensare che quest’eredità preziosa sia scontata…lo dobbiamo a coloro che ce l’hanno consegnata, ma tanto più alle future generazioni. Faremo anche questa volta la nostra parte, scegliendo il dialogo, la politica e la cooperazione. È ora di scegliere la pace.