Con la cura e il coraggio, elaborando una vera e propria mappa per la Buona Politica incentrata sul protagonismo della famiglia, come vero e proprio soggetto sociale...
Nel sentire comune la famiglia troppo spesso è ingabbiata in letture ideologiche, ridotta a un concetto astratto e relegata a semplice destinataria di misure assistenziali frammentate. Etichette e categorizzazioni varie che finiscono per oscurarne l’essenza: la famiglia è il cuore pulsante della società. Non una somma di individui, ma un grande “noi”, il collante che tiene insieme il tessuto sociale. Se la famiglia è forte, lo è anche la comunità. E se la comunità è solida, lo è l’intero Paese. Questione di proprietà transitiva.
Lo stato di salute della famiglia in Italia, però, è tutt’altro che buono. Da anni la crisi demografica corre veloce. L’ultima indagine Istat (“Indicatori demografici – Anno 2024”) certifica ancora un calo inesorabile della popolazione italiana: al 1° gennaio 2025 i residenti sono scesi a 58,93 milioni, 37mila in meno rispetto all'anno precedente. Un declino senza “se” e senza “ma”, che affonda le radici in una natalità ai minimi storici: il tasso di fecondità che nel 2024 è sceso a 1,18 figli per donna, battendo al ribasso il record negativo del 1995. Allora i nuovi nati furono 526mila, oggi appena 370mila. Il vento freddo dell’inverno demografico soffia forte. Le famiglie si riducono per dimensioni, passando da una media di 2,6 componenti nel 2004 agli attuali 2,2. Il tessuto sociale si sfalda: la popolazione invecchia, i nuclei familiari diventano più fragili e aumenta la migrazione di giovani in età lavorativa verso l’estero. Nel 2024, inoltre, ben 191mila ragazzi e ragazze hanno scelto di costruire il proprio futuro altrove: il numero più alto mai registrato negli anni Duemila. Una vera e propria emorragia che svuota il presente e ipoteca il domani dell’Italia.
Bassissima natalità e fuga di giovani. Due allarmi che non possono più essere ignorati. Entrambi affondano le radici in un problema strutturale: la mancanza di lavoro stabile e dignitoso. Oggi, infatti, il lavoro buono è il grande assente in Italia; discorso opposto per il lavoro precario, che è un ingombrante presente. Lavoro povero, quindi attanagliato da stipendi bassi, basse tutele e scarsa flessibilità, che diventano sinonimi di instabilità e incertezza di vita. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. I giovani faticano a costruirsi un futuro perché sono intrappolati in una spirale di precarietà cronica: lavoretti occasionali, contratti a tempo e tirocini sottopagati. Una “giostra” infinita da cui fanno sempre più difficoltà a scendere.
Il risultato? L’indipendenza economica si allontana e con essa la possibilità di progettare una vita stabile. Acquistare una casa diventa un’utopia, mettere su famiglia un’idea da rimandare a data da destinarsi. L’idea stessa di futuro così va a perdere significato o spaventa al punto tale da preferire un eterno presente. E intanto, più si mettono in standby i progetti di vita, più la natalità crolla: effetto domino.
Davanti a questo scenario complesso e preoccupante, è evidente la necessità di un cambio di passo. Un nuovo approccio che metta davvero famiglia e giovani, giovani e famiglia, al centro delle priorità del nostro Paese. Non solo a parole. Non più promesse vuote o misure frammentarie, ma strategie integrate e lungimiranti. La prima consapevolezza da abbracciare è che investire nel trinomio lavoro dignitoso, giovani e famiglia significa gettare basi solide per il presente e il futuro del nostro Paese. Non si tratta di una scelta accessoria, ma di una necessità inderogabile per garantire un Paese più giusto, coeso e capace di affrontare le sfide globali con fiducia e determinazione.
Le “nuove” parole d’ordine
Servono coraggio e cura, due parole fondamentali del lessico delle ACLI. Coraggio, quello che è richiesto per affrontare in modo concreto e lungimirante il problema del lavoro. Non è più rinviabile una grande alleanza per il lavoro dignitoso, che chiami in causa Istituzioni, Chiesa, Terzo Settore, Scuola e Impresa. Solo attraverso un patto solido e condiviso si possono garantire condizioni di lavoro stabili, giuste retribuzioni e opportunità reali per le nuove generazioni. Da questa sfida dipende una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile. Da questa sfida passa anche una parte decisiva della risposta alla crisi demografica.
E ancora coraggio, quello che serve per proporre un cambiamento culturale, basato su una visione generativa della famiglia. Valorizzata nella sua unicità e nelle sue infinite potenzialità. La famiglia, infatti, non è solo un’agenzia educativa o un rifugio affettivo, ma è una risorsa sociale fondamentale, un ponte che unisce generi e generazioni, il filo invisibile che lega passato e futuro, una scuola insostituibile di pace, dove si apprende come superare le divergenze con il dialogo e costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla collaborazione. Ed oggi più che mai, con le guerre che imperversano a diverse latitudini, è proprio la pace, il bene di cui abbiamo più disperato bisogno.
Cura, quella che ci vuole per trattare la famiglia non come una semplice destinataria passiva di misure assistenziali sporadiche e frammentate, ma per riconoscerla come un soggetto attivo, protagonista di politiche integrate, innovative e orientate al futuro. Vedere la famiglia come un terreno fertile da cui possano germogliare nuove possibilità di sviluppo per l’intero Paese, significa adottare la visione del “family mainstreaming”: un approccio concreto che richiede di valutare l’impatto di ogni iniziativa politica (sanità, educazione, fisco, lavoro) sul nucleo familiare, interpretando tali interventi come un reale investimento sul futuro del Paese.
E ancora cura, quella necessaria per ascoltare. Un ascolto inteso, però, non come semplice registrazione di fatti e problematiche, ma come prima forma d’azione politica, come auspicato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo il quale “La democrazia non può esistere senza la capacità di ascoltare”. Perché solo attraverso un ascolto profondo ed empatico dei giovani e delle famiglie si può generare un dialogo autentico, che permetta di trovare soluzioni mirate e capaci di rispondere con efficacia alle sfide e alle criticità attuali.
Le famiglie e i giovani non sono numeri, sono storie, volti, difficoltà e speranze. Eppure, spesso chi ha potere decisionale, decide senza ascoltare chi vive sulla propria pelle le sfide che la società gli mette davanti. Le famiglie si scontrano con i salari insufficienti, il caro vita in costante aumento, la mancanza di misure adeguate per conciliare lavoro e vita privata, il peso della cura di genitori anziani e parenti fragili, e di figli piccoli avuti in tarda età.
Fardelli che gravano in particolare sulle spalle delle donne, costrette a scegliere tra carriera e famiglia in un Paese che ancora fatica a trovare soluzioni reali per l’equilibrio tra queste due dimensioni.
E poi ci sono i giovani, per i quali il lavoro è sempre più sinonimo di precarietà e incertezza. Giovani che ascoltiamo nei nostri circoli, progetti sociali e agli sportelli dei servizi, e che ci consegnano l’ansia di non trovare il proprio posto nel mondo, di dover abbandonare il Paese per inseguire altrove le proprie ambizioni professionali e di vita, di dover attendere fino a 40 anni per ottenere un’occupazione stabile e che rimandano il desiderio di costruire una famiglia. Voci, testimonianze e parole, che non possono restare sospese nell’aria.
L’ascolto non è un esercizio sterile, ma richiede l’assoluta necessità di essere interpretato, affinché venga tradotto in azioni e proposte concrete, calibrate sui bisogni reali, da portare sui tavoli della politica e delle istituzioni. Ascoltare, quindi, per agire. Senza un’azione decisa e strutturata, il rischio è quello di perpetuare un sistema che condanna intere generazioni e famiglie all’incertezza.
Le ACLI e la Buona Politica
Con la Delega alla famiglia, le ACLI si impegnano a dimostrare che un altro approccio è possibile. Non solo attraverso interventi e iniziative di assistenza, orientamento e sostegno, ma elaborando una vera e propria mappa per la Buona Politica incentrata sul protagonismo della famiglia, vero e proprio soggetto sociale.
Il nostro primo gesto concreto è proprio l’ascolto. Quello di prossimità, rivolto a chi troppo spesso è rimasto ai margini: famiglie, giovani, stranieri, anziani, valorizzando l’ascolto di realtà come Diocesi e organizzazioni del Terzo Settore, Istituzioni. Da qui nasce il nostro impegno, ispirato dalle parole di Papa Francesco che ha ci invitato a “creare connessioni stabili”. Eccoci allora a costruire alleanze e sinergie, dentro e fuori il Sistema ACLI.
In questo modo abbiamo dato vita a iniziative concrete, come l’Osservatorio Nazionale sui redditi delle famiglie, nato quattro anni fa, in collaborazione con CAF ACLI e IREF, che a brevissimo presenterà i nuovi dati, che offriranno ulteriori spunti alla nostra azione sociale. Un percorso che coinvolge oltre 600.000 famiglie e che ha raccolto dati, esperienze e criticità: una base preziosa da cui costruire politiche nuove. Non solo con uno sguardo statico, ma attraverso una vera e propria lettura in evoluzione, grazie ai dati (rigorosamente anonimi) dei modelli 730 raccolti dal CAF, che permettono di tracciare nel tempo i cambiamenti nel reddito, le fragilità emergenti, gli impatti delle crisi – come quella sanitaria, economica, sociale – sulla vita quotidiana.
L’ultima rilevazione parla chiaro: nel 2023 quasi una famiglia su dieci in Italia si trova in povertà relativa, con un incremento costante negli ultimi anni. Questo significa che la condizione di disagio, che un tempo si considerava marginale, oggi si è spostata nel cuore del nostro tessuto sociale. Riguarda famiglie che fino a poco tempo fa erano considerate “stabili”, autosufficienti, persino ben integrate, il famoso ceto medio.
Punto fondamentale della nostra azione è la mappatura del territorio e il rafforzamento dei Punto ACLI Famiglia, presìdi di welfare promozionale di prossimità, pensati per offrire risposte immediate e sostenere la partecipazione comunitaria. Crediamo poi nel protagonismo delle famiglie, e ci facciamo portavoce delle loro istanze anche nei confronti delle Istituzioni. Lo abbiamo fatto con convinzione nella battaglia per migliorare l’Assegno Unico Universale, e continuiamo a farlo con campagne pubbliche sui grandi temi del nostro tempo: dalla lotta alla denatalità al sostegno al ceto medio, fino alla necessità di una riforma dell’ISEE, ma anche dicendo no alla politica dei bonus che seppur utili nell’emergenza non permettono una vera risoluzione dei problemi a lungo termine.
Ci muoviamo, insomma, tra concretezza e visione, senza mai perdere la nostra radice cristiana che cerchiamo di incarnare nella quotidianità. Il nostro, insomma, è un intervento e un modello concreto e replicabile, che punta a tradurre valori e principi in misure efficaci, sostenibili e durature. Perché in ogni casa, in ogni storia familiare, nella testa e nel cuore di ogni giovane c’è il seme di una società più giusta. Sta a tutti i soggetti della comunità educante coltivarlo insieme. È una responsabilità condivisa, un compito che ci unisce, perché il futuro di ogni collettività nasce e cresce all'interno delle famiglie e nei sogni dei suoi giovani. È proprio lì che battono il presente e il futuro di un’Italia e di un’Europa migliore!