La situazione nella Striscia di Gaza è una ferita aperta, che il mondo non può più ignorare…
Dal 16 al 19 maggio, unitamente ad un gruppo di parlamentari e altri rappresentanti della società civile, siamo partiti con la "Carovana Solidale", prendendo un volo da Roma al Cairo per arrivare alla destinazione finale: il valico di Rafah.
Dopo alcuni primi incontri nell’ambasciata italiana al Cairo e con rappresentanti dell'Autorità Nazionale Palestinese, siamo partiti con dei pulmini e un pullman per la lunga trasferta attraverso il deserto del Sinai.
È stata una trasferta interminabile, sia per lunghezza, sia per lo stato delle strade e, soprattutto, per i continui controlli da parte delle autorità egiziane.
La sera eravamo stanchi quando siamo arrivati in una località vicina al confine dove l’organizzazione aveva trovato l’unico alloggio per dormire e lì abbiamo iniziato a sentire il rumore delle armi che colpivano nella Striscia di Gaza.
Per non girare troppo attorno alle parole – che vi assicuro non servono, sono solo un esercizio stilistico inutile in questo caso – ho avuto modo di osservare da vicino una realtà che le toglie: file interminabili di TIR carichi di aiuti umanitari bloccati al confine, magazzini pieni di generi alimentari che non riescono a raggiungere chi ne ha disperatamente bisogno. È un silenzio assordante quello che avvolge Gaza, un silenzio che la politica e la diplomazia internazionale sembrano incapaci di spezzare.
Per contro, questo silenzio è ben squarciato dai colpi cadenzati che si sentono cadere in continuazione, mentre ci trovavamo al valico. Un’esperienza mai vissuta e che mai vorrò ripetere.
Non siamo riusciti ad andare oltre perché non ci veniva garantita la sicurezza e, in ogni caso, questo avrebbe messo a repentaglio i rapporti con lo Stato egiziano.
La nostra ambasciata è stata meravigliosa nell’accompagnare la nostra delegazione, senza la loro professionalità e le loro relazioni non saremmo mai riusciti in questa impresa.
Sappiamo però che qualcosa di "vivo" c'è ancora – grazie a Dio – all'interno della Striscia e una di queste realtà è la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City, guidata da padre Gabriel Romanelli, che è diventata un rifugio per centinaia di sfollati, tra cui bambini e disabili. In questo luogo, si cerca di distribuire il poco cibo disponibile, mentre i prezzi nei negozi locali raggiungono cifre impensabili: una cipolla può costare fino a 14 euro, un chilo di pomodori 15.
Ciò che pesa maggiormente sull'animo delle persone è l'incertezza del futuro. Gaza è un territorio di soli 360 chilometri quadrati, con oltre 2 milioni di abitanti e il rischio di una "pulizia etnica" è sempre più concreto.
È necessario un cambio di rotta. La Francia, con l'annuncio di Macron di una possibile conferenza internazionale a giugno, potrebbe aprire la strada al riconoscimento ufficiale di uno Stato palestinese. Questo potrebbe rappresentare un primo passo verso la pace, ma non possiamo aspettare che siano solo gli altri a muoversi.
Propongo un gesto simbolico ma potente: organizzare una seduta del Parlamento italiano direttamente a Gaza. I nostri politici devono vedere con i propri occhi ciò che sta accadendo, devono sentire il peso di questa tragedia umanitaria. Solo così, forse, si potrà strappare quel velo di silenzio che avvolge Gaza e iniziare a costruire un futuro diverso.
Comunque, resta un abisso tra le marce per la pace, i convegni e la realtà. Tutte opere fatte in buona fede per carità, ma come sempre la realtà ti cambia il modo di vedere, di sentire, di percepire e questa, forse, è la cosa che manca in tantissimi dibattiti. Questo però non deve demoralizzare, ma animare e farci capire che non possiamo perdere tempo, che il tempo, la democrazia e la fratellanza, sono gesti concreti e non esercizi lessicali, per cui, come Acli, abbiamo il dovere di testimoniare sul campo la nostra azione.
Si parla di migliaia di orfani e loro non chiedono parole, chiedono aiuti, chiedono di essere visibili al mondo e toccati.
Nel frattempo, invito tutti a sostenere le iniziative di raccolta fondi promosse dal Patriarcato latino di Gerusalemme a favore della parrocchia della Sacra Famiglia. Ogni contributo, per quanto piccolo, può fare la differenza. Non possiamo permetterci di restare indifferenti. Gaza ci chiama, e noi dobbiamo rispondere.