Il punto su questi primi 25 anni del nuovo millennio: fermarsi un attimo a riflettere sul cammino svolto, sulle sfide che i nostri mondi si erano dati, sulla capacità che abbiamo avuto di contribuire a costruire democrazie di pace e diritti sociali, visioni di mondi alternativi, promesse di futuro...
Con il 2025 si chiude il primo quarto di secolo di questo terzo Millennio!
Viviamo l’epoca delle policrisi – economica, ambientale, tecnologica, demografica, sociale –, lo sforzo di prefigurazione futura viene attraversato da visioni catastrofiche, in cui il futuro appare tetro, a rischio, in cui la sopravvivenza stessa del pianeta viene messa in discussione, in cui l’angoscia sociale va di pari passo con il dilagare di sentimenti di odio, in una società che tende a chiudersi, a difendersi, a considerare i migranti come un pericolo, che regredisce nel suo insieme, che sembra esaurire la capacità di immaginazione di un futuro migliore e che quindi mette a rischio la stessa democrazia. L’angoscia sociale è infatti uno strumento di potere e di dominio in quanto rende le persone e le società più deboli, impaurite, ricattabili, assoggettabili; in una società democratica va dunque rilanciato il coraggio di pensare, di costruire letture alternative, di contrapporre la “società della speranza” a quella “società dell’angoscia” di cui parla Byung-Chul Han nel suo libro Contro la società dell'angoscia. Speranza e rivoluzione [1].
In un’epoca segnata da forti disuguaglianze sociali ed economiche, polarizzazione politica e sfiducia crescente verso le istituzioni, la democrazia in Occidente mostra evidenti segni di affaticamento. In molti Paesi del continente si registra una risalita dei nazionalismi: i partiti nazionalisti avanzano nei sondaggi e conquistano sempre più spazio nei parlamenti, invocando meno Europa, più chiusura identitaria; meno apertura, più controllo; meno pluralismo, più “ordine”; meno creatività sociale e più sicurezza.
Insieme ad una progressiva disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e del voto, emergono le cosiddette democrature: regimi eletti formalmente attraverso il voto, ma che svuotano progressivamente di senso le garanzie democratiche fondamentali, limitano l’indipendenza della magistratura, esercitano pressioni sui media e riducono gli spazi di partecipazione e opposizione. Leader che si presentano come campioni della sovranità popolare, ma che svuotano il processo democratico dall’interno. Il rischio è che, in nome della sicurezza o della sovranità, si accetti la progressiva erosione di diritti e libertà conquistati con fatica.
Diventa quindi importante fare il punto su questi primi 25 anni del nuovo millennio, fermarsi un attimo a riflettere sul cammino svolto, sulle sfide che i nostri mondi si erano dati, sulla capacità che abbiamo avuto di contribuire a costruire democrazie di pace e diritti sociali, visioni di mondi alternativi, promesse di futuro, utopia di un mondo in cui la globalizzazione mettesse al centro la solidarietà.
Cosa è rimasto dei sogni del Social Forum Mondiale di Porto Alegre per un mondo più egualitario e democratico? Le esperienze di democrazia partecipativa e deliberativa sperimentate e teorizzate in questi 25 anni hanno ancora qualcosa da dire alla politica di oggi? Quale potenzialità di sviluppo e di affermazione reale hanno esperienze e concettualizzazioni come quella dell’Economia Civile e dell’Economia Sociale?
L’avvio del Giubileo che segna il 2025, ci richiama fortemente al tema della Speranza, come orizzonte di impegno concreto, presente e futuro. Vorremmo dunque costruire un Incontro Nazionale di Studi che non legga solo i segnali chiarissimi di una crisi della democrazia, ma che sappia cogliere i segnali forti di passaggi d’epoca in atto e provi a ripartire da qui per individuare, immaginare, alimentare percorsi nuovi, modelli di azione e partecipazione che possano rivitalizzare la nostra democrazia.
È lì che può nascere una nuova cultura fatta di rispetto, convivenza, legami forti tra le persone e spazi da vivere insieme, fuori dalla logica del profitto. Ci metteremo dunque alla ricerca di semi di attivismo politico, da coltivare insieme per immaginare un futuro più giusto, più ambizioso, più nostro. In tutta Italia ci sono già tante esperienze che vanno in questa direzione: progetti, proteste giovanili, iniziative e politiche che mettono al centro le relazioni, la cura dei beni comuni, la partecipazione attiva e un’idea di comunità aperta e inclusiva. Il Terzo Settore e le associazioni hanno un ruolo chiave in tutto questo, per passare dal “fare bene” al coraggio di dare un respiro politico a quello che si costruisce: lasciare il segno, creare reti, far nascere alleanze che generano vera democrazia.
Questo è lo spirito con cui nei 2 mesi e mezzo che vanno da inizio aprile a metà giugno sono state realizzate in tutta Italia, da circoli e ACLI Provinciali e Regionali ben 650 iniziative sui temi della pace, del lavoro, della dignità e della politica.
Questo è lo spirito con cui le ACLI operano all’interno delle tante reti di advocacy, di elaborazione culturale, sociale e politica, di denuncia e pressione politica: la Via Maestra, la rete Pace e Disarmo, Libera, Alleanza contro la povertà, Forum Nazionale del Terzo Settore, NEXT, UMOFC, Forum delle Associazioni Familiari, Tavolo nazionale Asilo e Immigrazione (TAI), Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, Sulatesta!, Policoro, ecc.
La democrazia è anche nelle TUE mani: ti aspettiamo, dal 25 al 27 settembre a Firenze.
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[1] Byung-Chul Han (2025), Contro la società dell'angoscia. Speranza e rivoluzione, Einaudi, Torino.