Un percorso di conoscenza a tappe fra i circoli Acli, dislocati nelle diverse provincie italiane, un viaggio “metaforico” in lungo e largo per il Paese nel cuore plurale delle Associazioni...

Quando parliamo di “Giro d’Italia” sgombriamo il campo da possibili equivoci: nessuna competizione sportiva, ma un percorso di conoscenza a tappe fra i circoli Acli, dislocati nelle diverse provincie italiane. Un viaggio “metaforico” in lungo e largo per il Paese, nel cuore plurale delle Acli, nei luoghi in cui, da ottant’anni, si costruisce l’esperienza collettiva del movimento che, attraverso questo cammino, prova a riscoprirsi e a raccontarsi. Alimentato dalle segnalazioni delle diverse province acliste nel territorio, il “Giro” ha coinvolto circa un centinaio di circoli (almeno uno per provincia e qualcuno in Europa), provando, mediante la narrazione dei suoi protagonisti, a restituire le ragioni dell’impegno quotidiano e delle fatiche vissute attorno al bisogno di costruire legami e di animare spazi anche molto remoti del nostro paese. Siamo quasi a cento, eppure non ci avviciniamo di molto al numero complessivo dei circoli Acli attivi oggi nel territorio italiano. La consapevolezza è quella di aver messo in luce solo la piccola parte di uno spaccato più ampio, poliedrico e diversificato; ciò nonostante, quanto restituito dalle storie narrate, tanto basta a mettere in evidenza l’esigenza di dare continuità a questo progetto in futuro, perché così la conoscenza diventa patrimonio associativo da cui apprendere.

Come lo abbiamo fatto….

Non vi è stato alcun interesse iniziale verso un’analisi chirurgica sullo stato di salute dei circoli, piuttosto la volontà di ricostruire un quadro polifonico di racconti vitali, adottando l’approccio dell’ascolto attivo, secondo quanto insegnatoci da Marianella Sclavi: “ascoltatele queste voci, che sono quelle della cultura di cui siete parte e interrogatele, intavolate un dialogo con loro”. Nel fare questo, salvo alcuni casi, non abbiamo raggiunto fisicamente i circoli nelle sedi locali. I referenti sono stati contattati telefonicamente, proponendo loro un colloquio a partire da una traccia di massima, ritoccata, di volta in volta, per seguire il flusso del ragionamento e dei contenuti emergenti. Tale approccio ha permesso anche una rilettura della propria esperienza da parte dei circoli e alcune riflessioni sul futuro.

Perché lo abbiamo fatto…

Molte le ragioni di una scelta come questa. Intanto perché mancava! Una raccolta di racconti di questa natura non era mai stata prodotta e si è presentata la necessità di “fare memoria”, per riscoprire il valore del passato. Inoltre, se è vero che la forza della narrazione consiste nella sua capacità di dare un senso, al di là della cronaca degli eventi, ecco l’occasione per fare di queste esperienze una trama di eventi significativi, che nel racconto diventano “fatti umani e associativi”, visibili all’esterno e condivisibili con altri, non solo nella misura in cui esprimono tratti peculiari o similitudini oggetto di analisi. Questo è stato possibile anche grazie alla pubblicazione di ogni intervista sul blog delle Acli: Azione Sociale - Acli - Home e al rilancio sulla pagina Facebook collegata: strumenti di comunicazione e diffusione dedicati all’azione sociale Acli del territorio, volti a dare visibilità alle realtà locali e a promuoverne il reciproco riconoscimento. Un’altra funzione del Giro d’Italia è stata quella di riconnettere il centro delle Acli, il Nazionale, con quella dimensione locale di base dove origina la vita associativa del movimento, nell’intento di ri-costruire fiducia fra i circoli e coltivare una trama di relazioni, per sostenere nel tempo l’azione sociale territoriale.

Qualche pensiero ….

A guardarlo nel suo insieme, il racconto della vita dei circoli Acli non è solo espressione di una storia, di un passato, una “fabbrica dei ricordi” come ama definirsi un circolo di Novara. Anche, ma ci dice molto di più: di che materia siamo fatti; di una identità in movimento; cosa ci interroga; dice della nostra fragilità e fatica a rinnovarci, ma anche della capacità di intercettare e modificarci in base alle sollecitazioni provenienti dalla comunità locale, in territori frammentati grandi o piccoli, con emergenze sociali di varia natura. Le storie ci riconsegnano una rappresentazione più complessa rispetto all’idea di circolo che ci ha accompagnato: un’eredità di relazioni che ha radici profonde nel tempo, fuori o dentro la parrocchia, ma che sta assumendo forme e modalità differenti di esprimersi, di agire. Per comprendere forse servono categorie nuove di pensiero. La cellula di base, snodo della vita associativa delle Acli, in alcuni casi sembra assumere più la forma di un “ecosistema”, un'unità dinamica in cui coesistono varie “forme di vita” della comunità, che si trasforma in base alle interazioni con “l’ambiente” in cui è inserita. Infatti, la natura del circolo si definisce in stretta connessione con il proprio contesto locale, permettendo di aprire una riflessione sull’Italia, sugli agglomerati urbani e le aree interne, a nord come a sud, sulle emergenze, le solitudini, le marginalità e anche i desideri che trovano una risposta nel circolo Acli. In questo senso, il Giro d’Italia può contribuire ad aprire un ragionamento anche sul futuro.

Sono tante le realtà aggregative piccole di stampo tradizionale con la mescita presenti in paesi a rischio di spopolamento, dove il Circolo resta il solo punto di riferimento, centro della relazione. Ma ci sono anche degli esperimenti, vere e proprie scommesse che nascono da un sogno, da un desiderio, da una capacità (i gruppi letterari, le librerie sociali, i numerosi “cori” nati nei circoli, il gruppo ciclistico, il gruppo di danze medioevali, la squadra di baseball, ecc.); inoltre, quelli che pongono al centro del proprio operare la dimensione culturale e artistica come sviluppo del territorio (promozione museale, valorizzazione ambientale e artistica e la riscoperta delle tradizioni culturali). Poi i percorsi di aggregazione e di risposta ai bisogni emergenti della comunità: il circolo nato dal comitato cittadino per accogliere gli immigrati; le esperienze che si orientano nella gestione della ludoteca e dei percorsi di integrazione e supporto alle famiglie con bambini con bisogni educativi speciali; scuole di cittadinanza o percorsi di avvicinamento alla politica; contrasto alla violenza alle donne; ancora alzheimer caffè, web radio, gruppi teatrali, centri estivi con i volontari di servizio civile… e molto altro.

Possibili ricadute……

Il Giro d’Italia mostra come i circoli siano portatori di bisogni e al contempo, costituiscano risorse da attivare per alimentare la vita associativa. Le strade per uno sviluppo associativo possono variare, intanto l’essere ascoltati è stato per queste realtà un primo passo. Dalla nostra prospettiva potrebbe essere utile mettere in contatto le diverse esperienze, curare l’interscambio fra questi luoghi di incontro e partecipazione e incentivare gli altri a prendere spunto, e ad attivarsi; potenziare il blog Azione sociale, creando spazi di dialogo ed elaborazione di proposte tra circoli affini: perché alcuni fra questi se sollecitati possono offrire un contributo alla riflessione associativa da una prospettiva locale, su temi, metodi e pratiche sperimentati nella quotidianità. Alcuni racconti evidenziano come la capacità di generare partecipazione sia legata alla qualità e alla pluralità della proposta associativa attorno ad interessi/esigenze specifici delle persone. Per questo lavorare su un percorso di accompagnamento mediante l’approccio di animazione di comunità potrebbe contribuire ad individuare strategie di rilancio/sostegno dei circoli capaci di rafforzarne la proposta, naturalmente in raccordo con i livelli provinciali. Da altre esperienze affiorano dei “semi di futuro”, tracce di una capacità di orientarsi nel presente immaginando un futuro più desiderabile e gettando così ponti verso di esso. Questa spinta che esprimono i circoli richiama “la capacità di aspirare” di Arjun Appadurai[1]: il valore delle aspirazioni, del saper guardare oltre l’oggi, come chiave per interrogarsi sulle pratiche concrete che impegnano le persone a realizzare progetti di cambiamento. Perché per poterlo realizzare il futuro ha bisogno di essere immaginato adesso e forse varrebbe la pena lavorare su questo.

 

[1] A. Appadurai, Le aspirazioni nutrono la democrazia, Milano, et al., edizioni 2011, prefazione di O. De Leonardis.

Giro d’Italia attraverso i circoli: Quel modo di essere Acli nel territorio https://pop.acli.it/images/MARZO_2025/GIRO-ITALIA-CIRCOLI-696x348.jpg Redazione POP.ACLI