Sono le nostre parole, quelle con cui le ACLI vogliono celebrare l’Ottantesimo della Liberazione dal Nazi-fascismo, ma anche la Festa dei Lavoratori che quest’anno coincide anche con il Giubileo dei Lavoratori...
“PACE, LAVORO E DIGNITÀ". Sono forse parole fuori moda? concetti buonisti che non hanno appeal? Valori così alti da sembrare irraggiungibili?
Sono le nostre parole, quelle con cui le ACLI vogliono celebrare l’Ottantesimo della Liberazione dal Nazi-fascismo, ma anche la Festa dei Lavoratori che quest’anno coincide anche con il Giubileo dei Lavoratori. Vogliono essere il fine della nostra azione sociale e politica. Sono anche i principi che ci muovono, che ci infiammano, che danno il senso al nostro agire. Sono le vie attraverso cui sogniamo una umanità più giusta, più desiderabile, più rispondente al desiderio di vivere su questa Terra come figli e figlie oltre che come fratelli e sorelle. Sono sicuramente obiettivi mai raggiunti pienamente. Sono strade che ci guidano verso mondi possibili. Sono orizzonti di utopie per le quali lottare. Il filosofo Roberto Mancini[1], afferma che “(L’utopia) ha a che fare […] con l’immaginazione profetica e politica. Tale immaginazione ‘vede’, prima ancora che sia visibile, il bene che potrà essere. […] Avere il respiro dell’utopia è avere il senso della méta, saper aspirare alla riuscita della nostra speranza migliore, che è sempre la speranza per tutti, la speranza per la terra, la speranza di salvezza non piegata all’egoismo del mero ‘salvarsi l’anima’.
Questo numero di POP esce nei giorni compresi tra il 25 aprile e il 1° maggio, ed è guidato proprio da questa nostra campagna "Pace, Lavoro e Dignità".
Celebrare il 25 aprile significa per le ACLI ribadire che la libertà e la democrazia sono valori universali, strettamente legati a quelli della pace, del lavoro, del sistema dei diritti sociali, della partecipazione civile, sociale e politica, intimamente connessi in un progetto che la Resistenza ha perseguito e esaltato. Un progetto resistente che ha saputo, già negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, sognare una Europa dei popoli, una Europa unita, una Europa di pace, di solidarietà, in cui ciascuno potesse contribuire alla costruzione di un bene comune, più alto e più grande. Il 25 aprile è il compimento di quella storia di Resistenza civile, ed è anche memoria di un Paese martoriato, che ha saputo uscire dalla spirale di odio, violenza, guerra, che ha saputo aspirare alla pace. Penso ai partigiani, ma penso anche a chi ha scelto di non cedere all’odio razziale e ha costruito legami di solidarietà a rischio della propria vita, penso a quelle comunità che hanno contribuito in molti modi a sostenere chi combatteva per la libertà, penso a quel desiderio di vita e di pace che animava nel profondo le ragioni dell’esperienza della Resistenza: resistere per non doverlo fare più, per costruire solide basi per una pace duratura. Il 25 aprile che abbiamo festeggiato in questi giorni è oggi monito di quei valori di libertà, democrazia, giustizia, pace, che non sono mai conquistati una volta per tutte e che oggi sono resi più fragili e messi in discussione dalla crisi della partecipazione politica, dall’astensionismo, dall’emergere dei neonazionalismi in Europa, dalla chiusura autarchica e identitaria, dal rifiuto del diverso, dalla chiusura delle frontiere, dall’idea che i migranti siano un pericolo.
Viviamo un tempo difficile anche per le disuguaglianze che dividono il nostro Paese, perché i redditi dei lavoratori diminuiscono a parità di potere d’acquisto, perché la questione salariale è divenuta un problema strutturale, generando lavoro povero: circa il 10 per centro di chi lavora si trova comunque in situazione di povertà. Il lavoro che non è più la principale leva di miglioramento della propria condizione sociale; gli investimenti in ricerca e sviluppo sono eccessivamente bassi, il capitale umano non è sufficientemente competitivo, il fenomeno del mismatch tra offerta e domanda di lavoro è ancora una realtà, i divari salariali tra donne e uomini sono significativi e stabili. Nei prossimi giorni diffonderemo anche i risultati di una analisi dei redditi dei lavoratori dipendenti che fanno il 730 presso il nostro CAF ACLI per verificare l'andamento relativo all'impoverimento dei lavoratori e delle lavoratrici, in funzione dell'età, del genere, delle caratteristiche dei contesti di vita.
Con questa campagna, che attraverserà anche la Festa dell'Europa (9 maggio), il Giubileo delle famiglie (30 maggio), la Festa della Repubblica (2 giugno) e arriverà fino ai Referendum dell' 8-9 giugno, vogliamo dunque rimettere in movimento la nostra associazione; vogliamo invitare tutte le nostre realtà locali a organizzare iniziative per tutto il mese di maggio e di giugno; vogliamo rendere viva la storia delle ACLI che hanno appena compiuto 80 anni, rimettere il lavoro e l’ecologia integrale al centro della nostra azione sociale e politica.
Gli articoli di questo numero di POP esemplificano dunque cosa significa oggi per noi mobilitarsi per la PACE, il LAVORO e la DIGNITA’, in un percorso che tocca le seguenti tappe: la sfida della partecipazione dei referendum (Dispenza); la cittadinanza italiana vista da chi risiede in Italia da molti anni (Mastrovito) e da chi aspira a richiederla come italo-discendente (Bracciali); la lotta contro la povertà (Russo), la Riforma della Disabilità (Aiello), gli strumenti a sostegno delle famiglie (Borzi), la storia del Patronato ACLI a difesa dei diritti sociali (Ricotti), la lotta per l’esclusione dell’IVA per gli Enti di Terzo Settore (Tassinari).
L'approfondimento mensile su una parola sarà in questo numero la parola DIGNITÀ (articolo Recchia).
Buona lettura!
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[1] R. Mancini, Utopia. Dall'ideologia del cambiamento all'esperienza della liberazione, Gabrielli Editori, 2019.