Il 20 maggio 1970, a pochi mesi dall'«Autunno caldo» del 1969, fu approvata la legge 300, universalmente nota come Statuto dei lavoratori, contenente «norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento».

Lo Statuto si apre con l’affermazione del fondamentale principio di libera manifestazione del pensiero, che, già sancito in via generale dall’art. 21 della Costituzione, trova esplicito riconoscimento in ambito lavorativo.

La legge si articolava in sei titoli, per 41 articoli complessivi, che andavano dalla tutela della salute dei lavoratori al diritto di costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali, di svolgere assemblee e di indire referendum. In particolare, l'articolo 18 prevedeva che un licenziamento fosse annullato e il lavoratore reintegrato nel posto di lavoro (oltre al pagamento di una indennità risarcitoria) nel caso di licenziamento senza giustificato motivo soggettivo o giusta causa, in aziende con più di quindici dipendenti (come è noto, questo articolo è stato in parte rivisto dal Jobs Act del 2005).

In materia di lavoro lo "Statuto dei lavoratori" rappresenta la fonte normativa più importante del nostro ordinamento dopo la Costituzione e, ancora oggi, costituisce la disciplina di riferimento per i rapporti tra lavoratore e impresa e i diritti sindacali....

LEGGE 20 maggio 1970, n. 300, Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento

20 maggio 1970. Il Parlamento approva lo "Statuto dei lavoratori" https://pop.acli.it/images/Parlamento_ACLI_20mag1970.jpg Redazione POP.ACLI