Presentato a Roma il 4 febbraio scorso il documento dell’Alleanza che intende unire la tutela dell’ambiente e dei lavoratori in un’ottica integrata e utilizzare i contratti collettivi per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile…
L’8 febbraio 2022, la Camera dei deputati approva in via definitiva la proposta di legge costituzionale che – modificando gli articoli 9 e 41 – iscriverà nella Costituzione italiana, «anche nell'interesse delle future generazioni», la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.
A tre anni da allora, il documento dell’ASviS vuole evidenziare non solo le implicazioni della modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana sul mondo del lavoro, fortemente voluta dall’ASviS, ma anche il contribuito che la contrattazione collettiva può dare nel riorganizzare i modelli aziendali verso il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, e propone soluzioni concrete per rafforzarne l’impatto.
- A livello normativo, negli ultimi anni sono stati infatti introdotti diversi provvedimenti a livello nazionale ed europeo che hanno imposto nuovi vincoli alle attività aziendali. Tra questi, oltre alla citata riforma costituzionale, rientrano diverse direttive europee come la Corporate sustainability reporting directive (Csrd) e quella sulla Due Diligence che hanno introdotto obblighi sempre più stringenti, imponendo la rendicontazione degli impatti ambientali e sociali e il rispetto dei criteri Esg (Environmental, social, governance).
Com’è scritto nel comunicato diffuso dall’Alleanza, «di fronte alle nuove normative, la contrattazione collettiva, sia a livello nazionale che decentrato, può essere uno strumento chiave per supportare questo processo, garantendo che le politiche aziendali siano trasparenti e coerenti con gli obiettivi di sostenibilità. Esistono in tal senso già alcuni esempi virtuosi e significativi:
- accordi aziendali sulla mobilità sostenibile, come quelli siglati da grandi imprese (come Enel e Hera), che incentivano l’utilizzo di mezzi di trasporto ecologici da parte delle lavoratrici e dei lavoratori o prediligono pratiche di smart working per ridurre gli spostamenti e le emissioni;
- premi aziendali legati a obiettivi ambientali, in cui parte della retribuzione variabile è connessa alla riduzione dei consumi energetici e alla gestione sostenibile delle risorse;
- coinvolgimento delle rappresentanze sindacali nelle strategie di sostenibilità aziendale, con ruoli attivi nella valutazione dell'impatto ambientale dei processi produttivi.».
Alle proposte – prima delle quali è di realizzare “un nuovo accordo Governo-parti sociali a trent’anni dal 1993”, è dedicata l’ultima parte del Quaderno.