Si intitola "Orizzonti condivisi. L’Italia dei giovani immigrati e con background migratorio" la ricerca sull’inclusione sociale dei minori stranieri in Italia, con particolare attenzione alle nuove generazioni nate nel Paese ma senza cittadinanza…
Al 31 dicembre 2023, in Italia risiedono 1.030.417 minori stranieri, pari all’11,4% del totale dei minori, di cui circa tre quarti nati nel Paese.
Nello stesso anno, si registrano 70.459 nuove iscrizioni anagrafiche di minori stranieri, a fronte di 5.016 cancellazioni per trasferimento all’estero.
Nonostante il loro peso numerico, l’inserimento dei minori stranieri continua a essere una sfida, aggravata dalle difficoltà economiche che li espongono a un alto rischio di esclusione sociale. Nel 2023, il 30,4% delle famiglie straniere vive in povertà assoluta, rispetto al 6,3% delle italiane. La povertà infantile non si limita a ridurre le opportunità, ma influisce negativamente sullo sviluppo e sul futuro delle nuove generazioni.
La presenza dei minori si concentra nel Nord, con Lombardia (259mila), Emilia-Romagna (113mila) e Veneto (105mila) a costituire le regioni più interessate, e nel Centro, con il Lazio (116mila). Milano (98mila) e Roma (92mila) sono le province con il maggior numero di minori stranieri.
La metà proviene da Paesi europei e le collettività più numerose sono la romena (242mila), marocchina (112mila), albanese (107mila), cinese (79mila) ed egiziana (54mila). L’instabilità geopolitica ha favorito l’aumento di collettività come quella ucraina (42mila) e nigeriana (37mila).
Negli ultimi 18 anni sono nati in Italia 1.220.231 bambini da genitori entrambi stranieri, di cui 51.447 solo nel 2023. Nello stesso anno, i nati con un genitore italiano e l’altro straniero sono 29.495, con una prevalenza di padri italiani (20.084) e madri straniere…
Quelli sopra riportati sono solo alcuni dei dati riportati dalla ricerca, la cui presentazione è stata occasione per riportare l'attenzione sulla riforma della cittadinanza e sul referendum di giugno: «La precarietà giuridica e identitaria di questi giovani - è scritto nel comunicato stampa diffuso per l'occasione - sottolinea l’urgenza di una riforma normativa. Il referendum dell’8-9 giugno 2025, che propone di dimezzare da 10 a 5 anni il requisito di residenza per ottenere la cittadinanza, è un passo avanti, ma da solo non basta. Per un’inclusione effettiva, è fondamentale superare un sistema normativo obsoleto e gettare le basi per una società italiana più aperta, in sintonia con la realtà multiculturale dell’Italia di oggi.».