La partecipazione rappresenta il cuore della democrazia e l’impegno costante delle ACLI. La crisi della politica – messa a tema dal prossimo Incontro Nazionale di Studi – trova ambivalente misura nella riduzione della partecipazione e in una domanda di appartenenza troppo spesso esclusiva. Nel mezzo, il lavoro inesausto e continuo dell’associazionismo e della società civile…
In un libro, la cui presentazione costituirà una “tappa di avvicinamento” ai temi di INS 2025, troviamo raccolte esperienze, pratiche, azioni e movimenti, espressioni di fare politica che sfuggono alle categorie tradizionali con cui storicamente e analiticamente si riconosce come “politico”; un quadro interpretativo ampio in cui confluiscono una varietà di realtà, movimenti, associazionismi e pratiche apparentemente distanti tra loro con altrettante chiavi di lettura.
Da leggere come un diario di viaggio tra diverse modalità di partecipazione, il volume collettaneo “L’altra politica. La partecipazione tra movimenti sociali e attivismo civico nei vecchi e nuovi conflitti” curato da L. Alteri, S. Busso, G. Piazza, L. Raffini è un oggetto ibrido che si colloca tra la manualistica di sociologia politica e, al tempo stesso, tra i contributi di una sociologia militante; non perdendo della prima l’obiettivo formativo e della seconda la finalità emancipatoria e conflittuale delle scienze sociali, come mezzo di trasformazione sociale. Un lavoro, dunque, che è in sé “altra politica”, come esplicitano i curatori nella prefazione, in cui discostandosi da ogni pretesa di oggettività scientista che rende opaca la politicità dei processi di ricerca, rivendicano come “la non neutralità della prospettiva seguita rappresenti una forma di onestà intellettuale, in aperta opposizione con una diffusa tendenza a promuovere una lettura ideologica della realtà sociale e politica, nascosta dietro a presunti elementi oggettivi e neutrali” (p. XIV).
Un lavoro dunque politico e scientifico che analizza esperienze, pratiche, azioni e movimenti, con l’intento – dichiarato esplicitamente dai curatori nel primo capitolo – di mettere a tema una politica “altra” che si realizza al di fuori delle istituzioni della democrazia rappresentativa: «‘altra’ rispetto a quella individuata da una prospettiva ristretta che identifica l’agire politico con la sola sfera delle istituzioni della democrazia rappresentativa, ma ‘politica’ a pieno titolo se si accetta una visione ampia e attenta ai fenomeni che danno forma alla società e alla vita collettiva dovunque essi avvengano» (p. 1). La posizione teorica e argomentativa del volume vede nei mutamenti sociali e politici che investono l’agire politico non tanto delle dinamiche che sviliscono e mortificano tout court la partecipazione nelle democrazie contemporanee ma piuttosto processi che risignificano, re-inventano e creano nuove forme e linguaggi dell’azione politica e collettiva. Questo non per minimizzare la profonda crisi delle società contemporanee ma sia per valorizzare l’impegno e la fatica di tanti e tante che ogni giorno si mobilitano nel fronteggiare e combattere le diseguaglianze nonostante tutto; sia per mettere in luce in maniera scientifica e analitica le sfaccettature e la variabilità delle forme del “politico” invitando così, implicitamente, ricercatori e studiosi a continuare a fare ricerca su un fenomeno, quello dell’attivismo e della partecipazione, che si tende a dare per perso.
Infatti la trattazione individua uno scenario in trasformazione in cui l’individualizzazione delle forme di vita, le modalità personalizzate di partecipare alla vita pubblica, la depoliticizzazione delle poste in gioco o, più in generale, l’era del post-politico e post-ideologico sono tutte questioni che impattano profondamente sulle modalità convenzionali di “fare politica”, generando scenari di ibridazione tra movimenti sociali e partecipazione civile, tra diverse culture politiche, tra repertori d’azione e temi affrontati da differenti attori e gruppi sociali. Sostanzialmente, la politica in senso ampio cambia forma, modi, contesti, modalità e soggetti in maniera trasversale per cui risulta necessario dotarsi di strumenti per parlarne, studiarla, ampliarne il campo.
Tuttavia, l’intento del libro non è quello di individuare chiavi di lettura e concetti in grado di cogliere la complessità della realtà politico-sociale una volta per tutte ma offrire un quadro interpretativo ampio in cui confluiscono una varietà di realtà, movimenti, associazionismi e pratiche apparentemente distanti tra loro con altrettante chiavi di lettura, si pensi che il libro è frutto del lavoro di 29 ricercatori e ricercatrici in cui, inoltre, è stato valorizzato e incluso il portato e il coinvolgimento degli attivisti/e o militanti che dir si voglia all’interno dei processi di ricerca, in un caso come quello delle mobilitazioni dei lavoratori freelance i militanti hanno contribuito anche in qualità di autori. Il volume, infatti, si articola in ben 21 capitoli dedicati principalmente all’analisi di esperienze di partecipazione in diversi campi d’azione mettendo in luce la varietà delle esperienze in contesti poco indagati. Solo per fare qualche esempio, si tratta di esperienze come le nuove lotte per il lavoro autonomo e precario, i movimenti ambientalisti, antispecisti e vegan, le mobilitazioni femministe, i conflitti religiosi, la partecipazione civica e il ruolo politico del terzo settore, il tifo organizzato e le mobilitazioni dei migranti lavoratori, e tanti altri.
Questo libro, questo “diario di viaggio” come lo abbiamo definito, mette in luce come le pratiche di mobilitazione collettiva si siano trasformate nel tempo, adattandosi alle nuove tecnologie, alle crisi sociali e alle dinamiche di potere e verrà presentato e discusso nel secondo appuntamento del ciclo di incontri “Leggere il mondo. Visioni, prassi, traiettorie, percorsi da costruire insieme” il 24 giugno alle 17.30 presso la sede nazionale di Via Marcora 18, insieme a due dei quattro curatori, il Prof. Raffini e il Prof. Alteri. Un’occasione per riflettere su come le comunità si organizzano, si mobilitano e cercano di influenzare le decisioni pubbliche, in maniera diversa dalle forme tradizionali di politica istituzionale. “L’altra politica”, in conclusione, è una lettura stimolante per chiunque sia interessato ai processi di attivismo, ai conflitti sociali e alle nuove forme di partecipazione civica, offrendo prospettive utili per capire come le società possano continuare a evolversi grazie alla forza delle mobilitazioni collettive, della partecipazione attiva dei cittadini al potere ritrovato nella riappropriazione dello spazio politico.